Gli scrittori sono spesso attratti dalla psicologia criminale. E' questo il motivo per cui in molti libri "gialli" l'autore si diverte a tratteggiare il proprio personaggio definendone principalmente i tratti psicologici e costruendo la figura dei protagonisti dal punto di vista "interiore". Una maestra indiscussa di questa modalità è stata Agatha Christie, la quale ha addirittura impostato la soluzione dei misteri nei suoi libri sulla base della sola psicologia. Non per niente il suo investigatore più celebre Hercule Poirot utilizza sempre la sue "piccole cellule grigie" sopratutto per analizzare i caratteri dei personaggi, la loro psiche, sull'assunto che è da questa che si comprendono o, per lo meno, si giustificano le loro azioni e comportamenti (ovviamente sulla base del presupposto che siano pienamente capaci di intendere e di volere, siano cioè persone di mente e stato "normali").
Ci sono altri casi in cui gli scrittori non costruiscono i propri personaggi, ma si appropriano dei protagonisti di fatti criminosi realmente accaduti. Poiché alla repressione del crimine è preposto, soprattutto, il diritto penale e di procedura penale le vicende descritte si svolgeranno spesso durante le indagini, in un processo, in carcere o in altri luoghi o momenti legati alla amministrazione della giustizia.
Sovente quindi la letteratura usa il diritto per analizzare soggetti dalla psiche particolare.
Un esempio molto chiaro di questa tendenza lo si ritrova nel piccolo libricino di André Gide, premio nobel per la letteratura nel 1947, "Il caso Redureau".
E' bene precisare fin da subito però una cosa: se poco fa si è scritto che lo studio della psicologia dei protagonisti può condurre in un libro giallo alla soluzione positiva o comunque alla comprensione di un caso, in questo libro (che racconta fatti reali) ciò non avviene.




