venerdì 4 novembre 2011

Zoomafie e internet come luogo di criminalità

Con il termine "zoomafie" ci si riferisce, nel linguaggio giornalistico e in senso lato, a tutti quei comportamenti illegali che hanno ad oggetto lo sfruttamento o l'uccisione di animali al fine di conseguire un profitto economico. Possono appartenere alla categoria una serie variegata di situazioni che vanno dal commercio illecito di pellicce alle scommesse sulle corse illegali.
Gran parte degli Stati prevedono severi divieti, anche penali, a tutela della fauna e dell'ambiente, valori che sono preminenti tra gli obiettivi perseguiti attraverso accordi internazionali. Esistono anche numerose associazioni private che si pongono come scopo la tutela degli animali o della natura in genere (un esempio su tutte: il WWF).
Nel perseguimento di tale obiettivo queste svolgono anche attività di controllo sull'evoluzione della criminalità attorno al mondo degli animali e proprio in un recente report di Lav si prende atto che le "zoomafie" hanno trovato nuovi canali per espandere i loro traffici direttamente sul web, nonostante la sempre maggior sensibilità diffusa nelle persone e nei governi rispetto ai problemi ambientali. 

"Nata nel 1977, la LAV ha per fine statutario l'abolizione della vivisezione, la protezione degli animali, l' affermazione dei loro diritti, la difesa della biodiversità e dell’ambiente, la lotta alla zoomafia. Si batte contro ogni forma di sfruttamento e violenza sugli animali umani e non umani, sull'ambiente e gli ecosistemi, per il rispetto del diritto alla vita di ogni essere vivente. 
E' la maggiore associazione antivivisezionista e animalista in Italia e una delle più importanti in Europa."

Secondo il suo "Rapporto zoomafie 2011" queste si stanno espandendo grazie a internet in vari settori quali la raccolta di scommesse illegali, il traffico internazionale di fauna protetta, la diffusione di foto o video di animali maltrattati o uccissi o costretti a combattere clandestinamente.
Naturalmente non sfuggono alla denuncia le attività più "tradizionali" di questo giro di affari come le corse illegali di cavalli, la "cupola del bestiame", la pesca di saccheggio o la gestione di canili lager.
Secondo Lav il giro d'affari annuo di queste illecite attività si aggira attorno ai 3 miliardi di euro e viene denunciato con preoccupazione il fatto che internet stia sempre di più ampliando gli orizzonti di guadagno per i criminali.

Il web è, sicuramente, uno strumento di libertà, di abbattimento dei confini e delle diseguaglianze. Purtroppo è uno strumento accessibile a tutti (anche ai delinquenti) e di difficile regolamentazione a causa della dematerializzazione dei contenuti, della globalità dei soggetti e dei luoghi da cui accedono, nonché a causa dell'assenza di regole nè comuni nè dei singoli Stati. Per questi motivi internet sta divenendo sempre di più (come in Leggendoci abbiamo tentato di evidenziare più volte) teatro di problematiche giuridiche nuove, per risolvere le quali spesso non si possono estendere le regole già presenti, non adattabili alle nuove tecnologie e ai loro contenuti. La creazione di norme o l'evoluzione di quelle già presenti per coprire e tutelare anche le nuove frontiere del mondo virtuale rappresenteranno la grande sfida dei legislatori nei prossimi anni.

Collegamento al sito internet di Lav potete trovarlo QUI

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