venerdì 11 novembre 2011

Un click per divorziare a Londra: una privatizzazione possibile?

Da Londra arrivano ogni settimana notizie davvero particolari, riguardanti scelte politiche e iniziative del primo ministro inglese David Cameron che colpiscono per atipicità e stranezza. Dal questionario per censire la felicità dei suoi cittadini, all’abolizione delle auto blu per i politici (“tutti in bicicletta” ha detto Cameron), all’ultima novità sul divorzio proveniente dal Ministero della giustizia britannico. Si tratta di una proposta a dir poco rivoluzionaria, volta ad eliminare i tribunali in caso di procedimento per la separazione tra i coniugi, che si si inserisce in quel fenomeno di privatizzazione degli istituti del diritto di famiglia che da tempo si sta espandendo in Europa.

Sarebbe un vero e proprio divorzio fai-da-te. In pratica, i coniugi che vogliono dirsi addio per sempre non dovranno far altro che accedere online al “divorce information hub”, un network di informazioni sul divorzio appositamente ideato, e qui troveranno una guida su cosa fare per sciogliere definitivamente il matrimonio, comprese le indicazioni riguardanti l’ammontare degli alimenti e la custodia dei figli. 
Bisogna specificare che attualmente è solo un progetto, ben studiato e articolato, ma non ancora definitivo. “Se verrà tradotto in legge, un sistema di questo tipo porterebbe ad una notevole riduzione dei tempi di attesa per arrivare ad un divorzio – ha commentato al “Times” David Norgrove, autore del rapporto del governo – oltre che ad un risparmio di denaro pubblico e privato e ad un minore stress per i figli". Con un accordo dei coniugi quindi si “dribla” il ricorso alla giustizia, in particolare non ci si reca davanti ad un organo terzo, imparziale ed estraneo quale il giudice per risolvere un evento prettamente privato, quale una crisi di coppia. Il ricorso al tribunale e agli avvocati dovrebbe essere visto come l’ultima possibilità per arrivare al divorzio nel caso in cui le coppie non riescano a trovare appunto insieme una soluzione. 
Gli interessi in gioco sono molti, da un lato una riduzione delle controversie davanti ai tribunali per una loro maggior efficienza su altri campi e una riduzione della burocrazia, dall’altro sicuramente una maggior autonomia ai privati ma anche una minor conoscenza e informazione per i soggetti direttamente coinvolti i quali, senza sostegno tecnico, avvocati e giudici conoscitori del diritto, non sempre saprebbero i loro diritti.  Bisogna aggiungere che l'obbligatorio ricorso al giudice permette d'altro canto una maggior ponderatezza della decisione che si sta prendendo, la stessa figura dell'autorità giudiziaria, un po' come quella del notaio, rende consapevoli dell'importanza dell'atto, della serietà del divorzio quindi
Nel nostro ordinamento sarebbe un’idea difficilmente inseribile. Essendo già arrivato molto in ritardo il divorzio nel nostro paese, precisamente nel 1970 con la legge n. 898, non si può immaginare che possa scomparire cosi rapidamente, con il giungere di un divorzio "fai-da-te" all'inglese: negoziato, concluso e sottoscritto dai diretti interessati, ovvero marito e moglie, con una mera firma in calce all'apposito documento, sebbene sia una firma per modo di dire perché l'intera procedura, per velocizzarla ancora di più, si svolge su Internet. Da noi sarebbe alquanto improbabile. Basta andare a leggere la prima disposizione della nostra legge sul divorzio:
art. 1 legge 898/1970: il giudice pronuncia lo scioglimento del matrimonio... quando... accerta che la comunione spirituale e materiale tra i coniugi non può essere mantenuta o ricostituita”. E’ il giudice che accerta - sia direttamente sia tramite ciò che i coniugi gli riferiscono (a volte prende meramente atto o di un aventuale accordo tra le parti o dell'assenza del consenso di una) - ed è lui che decide e poi fa sentenza con effetti costitutivi dello scioglimento del vincolo sulla coppia e gli eventuali figli.
In conclusione bisogna domandarsi se lo scioglimento di un’unione tra due persone sia un affare privato o pubblico ovvero se a certe condizioni sia l’uno o l’altro; occorre bilanciare gli interessi in gioco, di giustizia e intervento pubblico su un fronte o di privatizzazione sull’altro fronte. Occorre poi cercare di rispondere ad alcuni interrogativi, con i quali il diritto sempre si confronta. Ci sono ordinamenti giuridici sicuramente più aperti agli stimoli della modernità e altri più chiusi, più garantisti più tradizionalisti: quale soluzione di diritto meglio risponde a ciò che i destinatari di esso chiedono? Magari vediamo come funzionerà a Londra e poi facciamoci un pensierino! 

Per un articolo in cui parla non del divorzio, bensì della costituzione del matrimonio osservandola con gli occhi degli stranieri in Italia ed evidenziando i problemi che circondano i cd "matrimoni di comodo" (quelli celebrati al fine principale di ottenere la cittadinanza italiana), potete leggere: "Diritto al matrimonio e condizione giuridica dello straniero in una recente sentenza della Consulta"

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2 commenti:

  1. La mia personale opinione è che si privatizzano i servizi, non gli status personali. due persone sposate sono riconosciute tali dallo stato, non è un affare privato. ci sono un sacco di conseguenze. obblighi (mantenimento, convivenza, fedeltà), diritti (si pensi al caso di una successione), pure il diritto penale prevede in modo specifico ipotesi in cui un reato sia commesso da un coniuge a danno di un altro (aggravanti in caso di omicidio, per esempio). certo, possiamo discutere dei tempi (è esagerato che due persone che concordano sul divorzio e su ogni aspetto patrimoniale e non debbano aspettare tre anni, il tempo della separazione) ma lasciare questo genere di cose al caso, a due persone che decidono con clic nella loro casa, senza parlarne con nessuno, senza consigli tecnici, mi pare proprio una leggerezza di cui non sento il bisogno in questa società già abbastanza superficiale.
    chiudo con una questione tecnica. il giudice pronuncia sentenza con effetti costitutivi solo nel caso di scioglimento degli effetti del matrimonio "non condiviso", altrimenti essendo l'omologazione resa in camera di consiglio, avrà la forma di un decreto.
    ma questi sono tecnicismi inutili..

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  2. Hai fatto bene a precisare perché gli aspetti formali sono importanti, credo però che la la opzione di emettere decreto di omologa non si riferisca al caso di divorzio ma solo in quello di separazione consensuale (che è un istituto antecedente al divorzio e suo presupposto). Nel divorzio non si parla di "consensuale" bensì di "congiunto" ed è il caso in cui i coniugi presentino insieme la richiesta al Tribunale, vero è che il Tribunale procederà in camera di consiglio ma deciderà sempre con sentenza.
    L'esito di un procedimento di divorzio sarà in ogni caso una sentenza costitutiva, diversamente si ammetterebbe un ruolo meramente dichiarativo di un divorzio sancito dalle parti. Ciò non sarebbe in linea con il nostro sistema. Che poi di fatto i giudici oggi "prendano atto" della consenso delle parti al divorzio, non anteponendo più a questo altre considerazioni (ad esempio di ordine pubblico), rientra in quella che si chiama, appunto, "privatizzazione" del diritto di famiglia. E' un fenomeno diffuso in Europa negli ultimi 30 anni, più in altri paesi che nel nostro. Altri esempi possono essere la rilevanza che oggi hanno le convenzioni matrimoniali che i coniugi stipulano durante il matrimonio per regolare i propri rapporti in caso di cessazione di quest'ultimo. A tali convenzioni (che sono dei veri e propri contratti) oggi diversamente da un tempo è assegnata una forza tendenzialmente vincolante.
    Un altro esempio, ancora più incisivo, sono i patti di convivenza ammessi in molti paesi europei per "normare" la situazione delle coppie di fatto: anche questi sono dei veri e propri contratti che iniziano con il consenso delle parti e cessano quando questo viene meno.Addirittura qui il consenso si manifesta non in forma scritta ma con la convivenza.
    L'elemento contrattuale permea anche lo stesso matrimonio tradizionale molto più di un tempo quando era preponderante il senso religioso del sacramento: oggi ci si sposa con un contratto e si divorzia revocando il proprio consenso, anche unilateralmente. Ovviamente ci sono degli importanti aspetti in cui il consenso è visto molto più con timore e sono quelli che riguardano i figli e il coniuge più debole. Qui il giudice ha mantenuto un suo ruolo effettivo perché, come tu mettevi in luce, sono aspetti di ordine pubblico che lo Stato deve controllare.
    Detto questo io condivido pienamente quello che tu hai affermato riguardo alla poca opportunità di introdurre istituti che rendano ancora più semplice divorziare in una società già troppo superficiale e sono convinto che, una troppa facilità di sciogliere i vincoli, faccia perdere di vista l'importanza del gesto compiuto quando alla assunzione. In certi casi va bene, ma credo che il matrimonio sia un vincolo molto importante che vada ponderato...è giusto che si possa sciogliere ma con la stessa medesima accortezza di quando lo si è contratto (liberamente)...

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