lunedì 5 dicembre 2011

Come cambierà il trattamento dei dati personali su Facebook?


Nei giorni in cui si parla molto intorno ad una possibile quotazione in borsa di Facebook a partire dal prossimo gennaio, arriva la importante notizia che il più famoso social network ha concluso una bozza di accordo sulla gestione dei dati personali degli utenti (già 800 milioni nel mondo di cui 21 sono italiani) con la antitrust americana, la Ftc (Federal and trade commission). Il fenomeno dei social network è sempre più diffuso e il principale problema che esso pone dal punto di vista del diritto è proprio la tutela della privacy, diritto fondamentale degli utenti che spesso viene sacrificato ingiustamente.  

Certo si può obbiettare che il “fenomeno social” si fonda proprio sulla condivisione da parte degli utenti dei propri dati, fotografie, informazioni, esperienze e tutto ciò che può contribuire ad allargare la propria rete di amicizie. Il corso della tecnologia non può essere arrestato da chi, come alcuni, rifiutando del tutto la condivisione di se stessi, sostiene l'inutilità di FB oppure vorrebbe regole severe, per accettare solo nominalmente il fenomeno ma abbattendo di fatto tutte le sue potenzialità. Detto questo, cioè della utilità e della necessità di esplorare i social network e il loro mondo per lo sviluppo lavorativo, personale, sociale e quant'altro, il problema della tutela della privacy è di rilevante importanza. 
I dati personali sono un bene che ci appartiene, uno dei più preziosi per noi, per la nostra serenità di vita, e non può essere sacrificato totalmente sull'altare del progresso indiscriminato. Punto di raccordo tra queste pulsioni del nostro tempo è quello del consenso preventivo e consapevole al trattamento dei nostri dati.
Dal punto di vista del diritto è, secondo me, riduttivo pensare che il consenso dato online possa garantire una reale consapevolezza di tutto ciò che al suo rilascio potrebbe conseguire. Tuttavia in un mondo de-materializzato come quello della rete - in cui è difficile garantire la certezza dei diritti statali limitati ai loro piccoli confini nazionali e in mancanza di una regolamentazione internazionale - il consenso dell'utente è stato elevato quasi tacitamente a salvaguardia dei suoi interessi almeno di quelli più macroscopicamente minacciati.

Facebook ha adottato negli anni una politica non troppo trasparente per ciò che concerne il trattamento dei dati personali e, al crescere degli utenti, è venuto fuori un problema di tutela delle informazioni che noi tutti carichiamo sul portale. Solo per fare un esempio, FB ha da poco abilitato un meccanismo che è capace di riconoscere le facce nelle fotografie di qualsiasi utente, consentendogli poi di taggare il soggetto in questione con buona pace del fatto che magari quest'ultimo non abbia tutto il piacere che ciò avvenga. Di problemi come questo ve ne sono numerosissimi e tutti quanti sono acuiti da una situazione di disinformazione totale che pervade gli “users”. A chi sostiene o persegue l'espansione senza limiti del social e qualifica i diffidenti come “vecchi” contrari al cambiamento, posso dare ragione solo e soltanto ad una condizione: l'informazione preventiva degli utenti. Il problema vero sta tutto qui, uno può decidere di mettere in piazza tutte le sue informazioni (rinunciando a quel punto anche ad una pretesa di riservatezza) ma lo deve fare consapevolmente.
Proprio questo è il tema centrale della polemica scoppiata attorno a Facebook, cioè il fatto che il consenso non venisse chiesto agli utenti prima di modificare le impostazioni dei loro account. C'era la sola possibilità per tutti noi di accedere alle impostazioni e scegliere di abbandonare (opt-out) una modifica già attuata (ammesso e non concesso che essa ci fosse nota).
L'accordo di cui si parlava sopra ha come punto fermo il fatto che saranno gli utenti a scegliere (opt-in) se accettare o meno le modifiche alle loro opzioni di privacy e lo faranno preventivamente a che queste siano attuate. Ciò avrà un impatto profondo sulla fiducia che gli utenti riporranno nell'uso della piattaforma.

Una organizzazione che tutela i diritti dei consumatori americani, la Electronic frontier foundation (Eff), ha sporto una denuncia alla Ftc riguardo ai problemi che abbiamo poc'anzi evidenziato ed, in seguito alle indagini, la autorità garante USA “ha criticato la descrizione della privacy fornita da Facebook al suo pubblico. Ha scoperto che alcune applicazioni di terze parti, come per esempio i giochi, garantivano accesso "a quasi tutti i dati degli utenti – dati di cui le applicazioni non avevano bisogno". Inoltre, un'informazione personale, la userID, è stata visibile per alcuni mesi agli inserzionisti pubblicitari”. In questa situazione sono iniziate le trattative che hanno portato anche altre importanti novità a seguito della intesa raggiunta con FB. Ad esempio i dati degli iscritti che hanno chiuso i loro account non dovranno più essere disponibili dopo 30 giorni; questa norma andrebbe a garantire il “diritto di uscita” dai social network, il quale, così come quello da altri servizi elettronici (ad esempio account mail) sembra a volte impossibile.
Inoltre come riportato dal Sole 24 Ore: “la Ftc chiede un audit periodico da parte di un ente indipendente ogni due anni per i prossimi vent'anni: il primo dovrà essere condotto entro sei mesi e il social network potrà essere multato fino a 16mila dollari per la violazione di ogni voce dell'accordo”; si tratta di una sorta di autorità garante del rispetto delle clausole del contratto con poteri sanzionatori. Altra novità importante è l'annuncio, da parte di Marck Zuckeberg, fondatore di FB, della nomina di due "chief privacy officer", i quali saranno responsabili della vigilanza sulla riservatezza dei dati, per le policy e i prodotti.

Ho parlato fino ad ora come se tutte queste “conquiste” fossero già acquisite sebbene in realtà siano solo potenziali. L'accordo è infatti ancora da concludere in modo definitivo, “il documento dell'intesa raggiunta con la Ftc sarà aperto a osservazioni per trenta giorni”.
Non abbiamo la pretesa di fornire un quadro completo degli enormi problemi giuridici legati ai social network e di quelli (ancora più grandi) del web in generale. Primo fra tutti l'assenza di una omogeneità di discipline a livello dei vari Stati e nemmeno di una sola, ma condivisa, di stampo internazionalistico. A ciò si aggiunge la globalità incontrollabile del materiale caricato in rete (si pensi che noi siamo qui a scrivere di un accordo stipulato in America, da una società americana e dall'autorità garante del mercato americana che produrrà effetti su di noi!). Il senso di questo articolo è solo quello, oltreché di informare, di stimolare una maggiore curiosità verso un mondo in cui siamo oramai entrati.

Mark Zuckerberg in un lungo messaggio ha ammesso di aver fatto "parecchi errori" e che la sua speranza è che questo accordo renda chiaro che Facebook è leader quando si tratta di offrire alle persone il controllo sulle informazioni che condividono online". Sicuramente è quello che ci auguriamo tutti.


Abbiamo parlato nel nostro blog abbastanza spesso di temi connessi alla tutela dei dati personali e della proprietà intellettuale sul web quali problemi giuridici rilevanti del nostro tempo. Vi segnalo due interessanti articoli tra gli altri: Furti di identità nel "cloud" (furto intimamente connesso con il mondo dei social network e di FB) e Imminente intervento dell'AgCom a tutela della proprietà intellettuale: quali le linee guida? (articolo che affronta il problema della tutela dei dati di fronte alla globalità della rete, con proposte di regolamentazione)

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2 commenti:

  1. Purtroppo dire che la politica facebookiana sulla salvaguardia dei dati sensibili sia "non troppo trasparente" è riduttivo.
    Il Sig. Zuckenberg riceve importanti sovvenzioni dal Governo Americano e da importanti multinazionali nel ramo marketing & communication per l'enorme serbatoio di informazioni che è facebook. Il tema è quello della tracciabilità, che va di pari passo con quello della tutela della privacy in un contesto di clouding o di 2.0.
    Tutto quello che viene scritto, commentato, apprezzato, chattato, viene registrato, monitorato, tracciato. Anche qualora venisse effettuato il "log out" dal social network, si continua a monitorare il traffico dati di qualsiasi soggetto grazie ai cookie su altri siti. Probabilmente non siamo poi così distanti da quello che sosteneva Orwell nel suo celeberrimo romanzo...

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  2. 1984 è un libro oracolo. hai perfettamente ragione...

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