mercoledì 14 dicembre 2011

Per chi ama i dolci, ama bere o fumare, ecco le imposte sui vizi

In Danimarca il nuovo governo ha deciso di combattere la crisi tassando i principali vizi del suo popolo, per finanziare la ricerca, l'educazione e una parte del welfare. Il fumo, l’alcol, le bibite e i dolci nuociono gravemente alla salute, ma potrebbero fare bene alle casse dello stato, questo sarà stato il pensiero del trentottenne ministro delle finanze Bjarne Corydon, prima di progettare il suo stravagante e alternativo piano di risanamento dell'economia nazionale.

Il governo danese alcune settimane fa ha infatti introdotto la c.d. "fat tax", un balzello su tutti i cibi che contengono una percentuale elevata di grassi saturi e dal prossimo gennaio una nuova "sin tax", con la quale anche i prezzi delle sigarette, alcolici, bibite e alcuni dolci (cioccolata, marmellata…) subiranno rialzi nel paese. La manovra predisposta non è andata esente da critiche, in particolare da parte dei produttori, che adducono la consequenziale e negativa ricaduta sui commerci interni in Danimarca.

Ma con queste decisioni di politica interna anche un altro paese europeo, dopo la Svizzera, decide di fronteggiare la crisi investendo direttamente in settori determinati, quali ricerca e innovazione,e lo fa tassando proprio i vizi dei suoi cittadini. Queste sin tax (imposte sui vizi) hanno suscitato sin da subito l'interesse di paesi quali Regno Unito, Francia (dove dal primo gennaio ogni lattina di bibita costerà circa 2 centesimi in più), Ungheria, Finlandia e Romania. Tutti spinti principalmente ad agire, tramite codesti inusuali rimedi, proprio in virtù dei costi sanitari crescenti, e delle percentuali in aumento di obesità e malattie dovute alla non corretta alimentazione.

Come ha scritto Luca Spinelli su La Stampa “le imposte su sigarette, alcolici e dolci sono la ricetta per aiutare le economie locali e finanziare l’innovazione”. Infatti oltre l’intento precauzionale, medico ed etico di questa manovra danese, non è da sottovalutare la destinazione dei proventi che si ricaveranno da queste nuove imposizioni. I principali obiettivi saranno infatti il settore della ricerca, la creazione di nuovi posti per studenti universitari ogni anno, il raggiungimento per almeno il 60% dei giovani di un livello di istruzione universitario, e cosi molte altre iniziative nel medesimo raggio d’azione. Nel piccolo paese nordeuropeo (che conta una popolazione pari circa alla metà di quella della Lombardia) le sue due università, quella di Copenaghen e quella di Aarhus, classificate tra le 100 migliori al mondo, da gennaio riceveranno una parte del loro sostegno direttamente da tutti quei cittadini che conducendo uno stile di vita “malsano” rimpingueranno le casse dello Stato.

“Dopo il governo danese, anche quello britannico di Cameron sta seriamente pensando di mettere una tassa sul burro e sui cibi unti, con l’obiettivo moraleggiante di convertire eserciti di obesi al pinzimonio e la speranza cinica di utilizzare la gola dei grassoni per rimpinguare le casse emaciate dello Stato. Mi rendo conto che nei periodi di vacche magre tutto fa brodo, soprattutto i grassi. … (ma) ho la ragionevole certezza che… i denari ricavati dalla ciccia (prima di finanziare ciò per cui sono state inventate si possano perdere) fra i muscoli flaccidi del corpaccione burocratico, andando a rimpinguare la pancia mai sazia dei corrotti. Perché allora non finanziare con le tasse sui vizi una riduzione delle imposte sulle virtù? Se lo Stato vuole spingerci a comportamenti salutisti, otterrebbe molto meglio il suo scopo aiutandoci a pagare di meno le cose che fanno bene. Le quali, dalle energie pulite ai cibi biologici, sono invece le più care di tutte. Inchiostro sprecato, lo so. Se la parificazione del burro agli alcolici è un formidabile segno dei tempi, rimane vecchissima la soluzione proposta: risolvere ogni problema mettendoci sopra un balzello. Un difetto da cui la politica obesa non vuole guarire. Tanto la tassa sui suoi vizi la paghiamo noi”. Queste le parole di Massimo Gramellini tratte da un suo articolo su La Stampa del 11/10/2011.


Se vi è piaciuto l'articolo non dimenticate di aderire gratuitamente al feed di Leggendoci per rimanere sempre aggiornati sul nostro blog!  
  
Indietro alla pagina Il "diritto" nei giornali

1 commento:

  1. grazie per questa informazione...
    Io mi chiedo come rendere i prodotti biologici più accessibili a tutti.

    RispondiElimina