venerdì 9 settembre 2011

Italia criticata dal Commissario ai diritti umani del Consiglio d'Europa

E' apparso oggi su "La Stampa" un bel corsivo di Vladimiro Zagrebelsky, magistrato e giudice della Corte europea dei diritti dell'uomo fino al 2010, che prende posizione sulla recente vicenda che ha visto la politica italiana oggetto di critiche da parte di una relazione del Commissario ai diritti umani del Consiglio d'Europa. Quest'ultima è una organizzazione internazionale, distinta dalla Unione Europea, il cui scopo principale è garantire la tutela dei diritti dell'uomo.
La CEDU ossia la "Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali" firmata a Roma il 4 novembre 1950 è il primo e più importante prodotto della organizzazione rispetto a tale obiettivo.  La sua effettiva realizzazione è demandata soprattutto alla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo con sede a Strasburgo, il cui compito principale è interpretare e applicare tale convenzione.

Come inizia Zagrebelsky: "Chi aprisse in questi giorni la pagina web del Commissario ai diritti umani del Consiglio d’Europa, sarebbe subito colpito dal primo grande titolo, che dice: «L’Italia deve proteggere meglio i diritti dei rom e dei migranti»."  

Il documento del commissario, consultabile sul sito, continua criticando "la qualità del discorso politico e la frequenza di un tono razzista con riferimento ai rom e sinti (ma anche ai musulmani)".
Il problema maggiore, come sottolinea Zagrebelsky, è che le affermazioni razziste non sono confinate nella vita privata ma appartengono quotidianamente alla apparizione pubblica degli esponenti dei partiti.

Tralasciando la conseguente brutta figura dell'Italia sul piano internazionale, è da sottolineare come l'obiettivo del "report", nato dopo una ricognizione del Commissario sul suolo italiano lo scorso maggio, sia quello di far comprendere alla politica italiana che"l’effetto che certi discorsi, certo linguaggio tenuto da responsabili politici, hanno sulla formazione dell’opinione pubblica, con il pericolo che essi stimolino e legittimino atteggiamenti razzisti e discriminatori". Una affermazione certamente condivisibile poiché il "disprezzo" manifestato in politica è tanto più grave tanto maggiore la posizione di chi lo esprime. 
Quindi il "razzismo è più condannabile e pericoloso quando si coglie nel discorso politico che in una democrazia dovrebbe essere, invece, degno e rispettoso". E su questo non possiamo non assentire.

Sempre in tema di diritti umani fondamentali, per un recente articolo in cui si evidenzia una contraddizione del "garantista" ordinamento italiano rispetto alla grave assenza del reato di tortura potete leggere: "La tortura è punita?"

Il link al corsivo di Zagrebelsky lo potete trovare QUI 

Collegamento al sito web del Commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa dove potrete trovare l'intero "report" sull'Italia: QUI

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