L'Italia è uno stato
democratico, membro dell'Unione Europea, dell'ONU e di molte altre
organizzazioni internazionali a difesa dei diritti umani, firmataria di appelli
contro la pena di morte, in prima linea per ogni manifestazione pro libertà e
democrazia, ma siamo sicuri che sia, anche al suo interno, realmente un
paese civile? Se dovessimo rispondere a
questa domanda guardando nelle carceri sparse sul nostro territorio
ci renderemmo tristemente conto di una cruda realtà e la risposta da dare
sarebbe negativa.
mercoledì 14 settembre 2011
venerdì 9 settembre 2011
Italia criticata dal Commissario ai diritti umani del Consiglio d'Europa
E' apparso oggi su "La Stampa" un bel corsivo di Vladimiro Zagrebelsky, magistrato e giudice della Corte europea dei diritti dell'uomo fino al 2010, che prende posizione sulla recente vicenda che ha visto la politica italiana oggetto di critiche da parte di una relazione del Commissario ai diritti umani del Consiglio d'Europa. Quest'ultima è una organizzazione internazionale, distinta dalla Unione Europea, il cui scopo principale è garantire la tutela dei diritti dell'uomo.
La CEDU ossia la "Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali" firmata a Roma il 4 novembre 1950 è il primo e più importante prodotto della organizzazione rispetto a tale obiettivo. La sua effettiva realizzazione è demandata soprattutto alla giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo con sede a Strasburgo, il cui compito principale è interpretare e applicare tale convenzione.
Come inizia Zagrebelsky: "Chi aprisse in questi giorni la pagina web del Commissario ai diritti
umani del Consiglio d’Europa, sarebbe subito colpito dal primo grande
titolo, che dice: «L’Italia deve proteggere meglio i diritti dei rom e
dei migranti»."
martedì 6 settembre 2011
La tortura è punita?
E' da alcuni giorni sui giornali la notizia di un uomo
italiano arrestato per aver torturato la compagna assillato dai
sospetti sulla sua fedeltà. L'uomo ha segregato in casa la vittima,
legandola con catene al letto, per ben tre settimane durante le
quali ha proceduto ad una serie di sevizie. Secondo l'articolo
apparso su “Il Corriere della Sera” (link sotto) : “la donna presentava
vistose tumefazioni al volto e alle gambe. È stata lei stessa a
spiegare ai poliziotti che Z.S., ossessionato dalla gelosia, l'aveva
legata al letto con catene e lucchetti, sottoponendola a percosse,
bruciandola con sigarette, infierendo con un'arma da taglio e
somministrandole degli psicofarmaci”.
Al di
là della crudeltà che traspare da questa breve descrizione, le
azioni che la donna ha dovuto subire non possono essere altrimenti
definite che con il termine di “tortura” definito, infatti, sul dizionario "Sabatino Colletti" come "qualsiasi atto crudele e violento commesso sul fisico o psiche di una persona per brutalità, sadismo, vendetta".
L'uomo è stato accusato di sequestro, lesioni personali (che sicuramente saranno aggravate dal compimento con "sevizie e crudeltà") e sequestro di persona. Non per tortura. Come mai??
martedì 30 agosto 2011
Diritto al matrimonio e condizione giuridica dello straniero in una recente sentenza della Consulta
La Corte Costituzionale lo scorso 25 luglio ha dichiarato incostituzionale, con la sentenza n. 245, l'articolo 116 del codice civile, limitatamente alle parole del primo comma "nonché un documento attestante la regolarità del soggiorno nel territorio italiano". L'articolo in questione venne modificato dalla legge n.94 del del 2009 "Disposizioni in materia di sicurezza pubblica" (conosciuto come "pacchetto sicurezza") che aveva posto quale condizione per le pubblicazioni del matrimonio, da parte dell'ufficiale di stato civile, l'esibizione di una regolare documentazione attestante il soggiorno in territorio italiano nel caso in cui uno o entrambi i nubendi fossero cittadini stranieri.
giovedì 11 agosto 2011
L'Italia da paese di emigrazione ad uno di immigrazione nell'evoluzione del diritto
Il diritto internazionale privato è un ramo del diritto che cerca di regolare i "contatti" che avvengono tra il nostro ordinamento giuridico e l'ordinamento di uno o più Stati del mondo. Ci sono molteplici esempi di rapporti aventi caratteri di internazionalità: accordi commerciali e contratti fra due società aventi la sede una in Italia e l'altra in America, matrimonio fra un cittadino italiano e una marocchina o viceversa, un testamento redatto in Francia che pretende di estendere i suoi effetti anche da noi, etc. Nella vita globalizzata del mondo moderno questi "punti di contatto" tra ordinamenti sono cresciuti a dismisura e, di conseguenza, la materia del diritto internazionale privato (d.i.p.) è divenuta sempre più importante ed ha subito profonde influenze e modifiche. La società, così come già si è sostenuto varie volte, porta a modificazioni del diritto nel momento in cui essa cambia.
Per fare un esempio concreto di questa influenza vorrei concentrarmi sul caso dei cd matrimoni misti, i quali oramai sono una realtà molto diffusa in Italia, ma non solo, per via della immigrazione crescente che caratterizza la storia e il territorio europeo.
martedì 26 luglio 2011
Il principio della colpevolezza nell'Iliade e nell'Odissea
I poemi omerici - l'Iliade e l'Odissea - conosciuti sin dall'infanzia per le epiche gesta dei famosi eroi in essi protagonisti, non mancano di fornire spunti intorno alla disciplina di cui ci occupiamo: il diritto.
Sebbene la loro datazione sia oggetto di discussione (si pensa che siano stati scritti intorno al IX secolo a.C.) essi costituiscono la prima fonte di letteratura mediterranea nell'area dell'antica Grecia. Sicuramente prodromici per i racconti mitici, sono stati anche anticipatori di alcuni concetti giuridici? Ebbene si.
Nei due poemi sono rinvenibili i primi passi che l'individuo ha compiuto verso la propria autodeterminazione, un cammino verso la coscienza di essere "soggetti" titolari di libero arbitrio.
Nei due poemi sono rinvenibili i primi passi che l'individuo ha compiuto verso la propria autodeterminazione, un cammino verso la coscienza di essere "soggetti" titolari di libero arbitrio.
venerdì 22 luglio 2011
La "questione criminale" dei nostri giorni
"La legalità è la premessa del dibattito politico, o almeno dovrebbe esserlo. La premessa e non solo il risultato e l'onestà non ha colore, spesso così come non ne ha l'illegalità." Roberto SavianoIl 19 luglio scorso ricorreva l'anniversario della morte di Paolo Borsellino e degli uomini della sua scorta massacrati in via D'Amelio lo stesso giorno del 1992, 19 anni fa. In occasione della commemorazione nel Palazzo di giustizia di Palermo il Presidente della Camera Gianfranco Fini si è espresso, con forti e autorevoli, toni contro qualsiasi tipo di collusione con la mafia e il malaffare che viene ad esistere soprattutto all'interno dei partiti politici. Quest'ultimi, egli ha detto, "devono evitare di candidare persone sospette di vicinanza con la mafia" e a maggior ragione di "elevarli a posti di responsabilità". Non bisogna, quindi, trincerarsi dietro lo schema della sentenza, affermando il principio di non colpevolezza dell'indagato o presunto colpevole, finché condanna definitiva non ci sia; continua poi sostenendo che "non è necessario aspettare sentenze definitive per prendere le decisioni che servono. Basta applicare principi di responsabilità politica ed etica pubblica". Politici o amministratori coinvolti in inchieste di mafia, dovrebbero solo per il sospetto di collusione o vicinanza al mondo mafioso essere considerati inaffidabili per la gestione della cosa pubblica. Affermazioni queste che hanno scatenato obiezioni dalla parte politica opposta, ma che fortunatamente non hanno rovinato la cerimonia che aveva ben altri fini rispetto a quello dello scontro politico.
martedì 19 luglio 2011
La "trasmigrazione" dei principi tra Stati membri della Unione Europea
Un principio indica di consueto l'origine o l'inizio di qualcosa. Nel campo del diritto invece il termine assume una diversa prevalente accezione: quella di fondamento. I principi del diritto sono infatti "canoni" o "linee guida" per la formazione, l'interpretazione e l'applicazione delle norme da parte dei soggetti competenti. Sebbene si tratti di criteri vaghi, di solito nemmeno definiti, pongono comunque degli argini insuperabili a coloro che se ne devono servire, quali il legislatore, il giudice comune, la Corte Costituzionale o una autorità amministrativa. Alcuni esempi: il principio di ragionevolezza, di coerenza, di non ingiustizia, di non discriminazione, ecc...
Essendo regole fondamentali, e come abbiamo detto criteri interpretativi usati da molti interpreti, ogni ordinamento ne crea di propri per poi applicarli al suo interno; eppure esistono dei meccanismi che consentono la "trasmigrazione" di questi principi, nati in ambito nazionale, locale, da un ordinamento all'altro. Di seguito cercerò di descriverne uno: quello dovuto alla partecipazione di più Stati membri ad uno stesso ordinamento sovranazionale vincolante, quale ad esempio l'Unione Europea.
venerdì 15 luglio 2011
E-book come Pinocchio: non saranno mai dei libri "veri"
Richard Stallman è un nome che chi usa il computer non può non conoscere. Sarebbe "reato" non sapere i contributi che codesto individuo ha saputo dare alle moderne tecnologie e alle idee di libertà. Programmatore e attivista statunitense Stallman è stato da sempre sostenitore del software libero (o open source), quale fondatore della Free Software Foundation ed ex hacker. La sua immagine e iconografia - un volto barbuto e ieratico - fa ben comprendere che tipo di personalità abbia e che influenza eserciti intorno a lui. Nemico della Apple e del suo "ecosistema" chiuso e proprietario, ha sostenuto idee di libertà, gratuità e di cultura da condividere. Ora Stallman si sta scagliando contro i nuovi libri elettronici.
martedì 12 luglio 2011
La Cassazione docet: si ad una piantina di marijuana sul balcone!
Le regole giuridiche che disciplinano la vita e i rapporti inter-soggettivi degli individui sono, come ben sappiamo, di creazione legislativa ma la modernità dei tempi e l'emulazione di modelli extra-nazionali, soprattutto di common-law, influiscono e condizionano in modo pregnante i giudici sul modo di interpretare le norme, di leggerle e di applicarle.
Molte volte ci siamo soffermati sulla sempre maggior rilevanza delle decisioni giurisprudenziali nel nostro ordinamento, sebbene non sia tuttora sancito il principio del precedente vincolante (o, alla latina, dello stare decisis). Probabilmente la celerità, la concretezza e l'attualità di una decisione di un giudice potrebbe sostituire a volte l'inerzia parlamentare permettendo un continuo aggiornamento della normativa. Le pronunce della Corte di Cassazione, supremo organo giurisdizionale del nostro ordinamento, sono dotate di una notevole autorità, nel senso che, sebbene siano nate da un caso concreto, da un giudizio specifico, enunciano principi vincolanti per i giudici che dovranno decidere successivamente e anche per il legislatore. Quando in una materia si stabilizza un prevalente orientamento giurisprudenziale esso viene il più delle volte normativizzato in leggi successive.
Un piccolo incipit questo per parlare in questo articolo di una recente decisione della Cassazione, che si è espressa su un tema di lunga discussione nel nostro paese.
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