Le regole giuridiche che disciplinano la vita e i rapporti inter-soggettivi degli individui sono, come ben sappiamo, di creazione legislativa ma la modernità dei tempi e l'emulazione di modelli extra-nazionali, soprattutto di common-law, influiscono e condizionano in modo pregnante i giudici sul modo di interpretare le norme, di leggerle e di applicarle.
Molte volte ci siamo soffermati sulla sempre maggior rilevanza delle decisioni giurisprudenziali nel nostro ordinamento, sebbene non sia tuttora sancito il principio del precedente vincolante (o, alla latina, dello stare decisis). Probabilmente la celerità, la concretezza e l'attualità di una decisione di un giudice potrebbe sostituire a volte l'inerzia parlamentare permettendo un continuo aggiornamento della normativa. Le pronunce della Corte di Cassazione, supremo organo giurisdizionale del nostro ordinamento, sono dotate di una notevole autorità, nel senso che, sebbene siano nate da un caso concreto, da un giudizio specifico, enunciano principi vincolanti per i giudici che dovranno decidere successivamente e anche per il legislatore. Quando in una materia si stabilizza un prevalente orientamento giurisprudenziale esso viene il più delle volte normativizzato in leggi successive.
Un piccolo incipit questo per parlare in questo articolo di una recente decisione della Cassazione, che si è espressa su un tema di lunga discussione nel nostro paese.




